Sito abbandonato, di chi è la colpa? Su Facebook mi hanno risposto in tanti

Ho chiesto su Facebook del perché molta gente venga “abbandonata” da chi gli fa il sito, con il risultato ovvio e pessimo che distrugge la presenza sul web di chi non vuole investire nel marketing digitale.

Sono intervenuto per sistemare il sito a un’amica che lavora per un’associazione che organizza campi estivi. Ho risolto parzialmente il problema al loro sito fatto in WordPress, perché per risolverglielo totalmente bisognerebbe metterci le mani e lavorarci (e per questo le ho fatto un preventivo per il rifacimento e la manutenzione del sito).
E sul gruppo WP Italia ho scritto:

[#assistenza #webmaster]
Buongiorno, questo non è un post per assistenza tecnica, ma una domanda sull’assistenza e sul tipo di assistenza fornita. Se vado off topic, perdonatemi, ma mi devo levare un dubbio.
Mi capita spesso di parlare con associazioni e piccole realtà (liberi professionisti, piccole imprese) che sono state abbandonate da chi aveva preparato loro il sito.
Esempio concreto: sito di associazione che si occupa di campi estivi per bambini, sviluppato in WP nel 2010 con la versione 3.0.1. Alla mia domanda: “Chi vi fa assistenza?” la risposta è: “Adesso nessuno. Ci hanno detto come fare e da allora non ci mettiamo più mano se non per caricare foto e contenuti”.
Ora la mia domanda è: perché? Ne ho beccati diversi di questi casi e tutti i clienti sono stati abbandonati al loro destino. C’è qualcuno che potrebbe darmi un’opinione? Grazie.

Ne è venuta fuori una bella discussione, corredata da decine di commenti, tutti sostanzialmente pro webmaster.
L’argomentazione principale è la mancanza della volontà da parte del committente di pagare al webmaster la manutenzione del sito. La tesi sostenuta quasi in massa è che fra il preventivo per la realizzazione del sito e il preventivo per la manutenzione, il committente accetta quasi solo il primo, e il secondo lo prende mal volentieri, se non molte volte lo elimina dalla propria voce di bilancio. Con il risultato che una volta consegnato il sito, poi questo va avanti stando alla sorte.

Ma la manutenzione va fatta. Un illuminante articolo di Bonaventura Di Bello paragona il sito web a un’automobile, che una volta fuori dalla concessionaria ha bisogno di essere mantenuta con il pagamento del bollo e dell’assicurazione (le scadenze dettate dagli hosting provider) e con l’assistenza tecnica periodica fatta dal meccanico (gli aggiornamenti delle versioni di WordPress, dei plug in e delle varie parti del sito).

“Tranquillo, ci penso io…”

Se poi uno si compra una macchina e sa fare il meccanico di se stesso, prego, s’accomodi. È anche quello che dico al mio corso: quello che faccio è dare le basi per tenere pulita la macchina e due o tre dritte perché sia efficiente. Se ho la fortuna che qualcuno mi chiami per fare questo lavoro al suo sito, sono ben felice di farlo, ma una volta partiti con un sito è bene starci dietro e tenerlo quanto meno pronto per rimetterlo in moto.
Purtroppo però la maggior parte non riesce a mantenere un sito semplice, e così capita che la macchina uscita dalla concessionaria passi davanti ai distributori di benzina fin quando la spia diventa rossa e il distributore di benzina è ormai lontano.

Un’altra bella metafora venuta fuori nella lunga discussione è quella della caldaia (o comunque di un servizio di cui dispone un soggetto privato che offre servizi al pubblico): un libero professionista, un’azienda, una società, un’associazione pagano dei servizi di cui dispongono per mandare avanti tutta la loro attività. Chiamano il caldaista per installare la caldaia così d’inverno l’ufficio è riscaldato. Ogni anno la caldaia va fatta vedere. Certo, esistono delle leggi per il controllo dei fumi, ma al netto della normativa che vige sugli impianti termici, provate voi a farvi installare una caldaia e a metterci le mani per farla funzionare quando qualcosa si guasta. E così l’impianto elettrico, i macchinari che permettono all’attività di andare avanti, per i quali l’azienda o il libero professionista ha speso dei soldi per fare al meglio il proprio lavoro.
Il sito internet è una di queste cose: se ci spendete dei soldi per fare meglio il vostro lavoro, dovete spendere soldi per mantenerlo, e se il vostro lavoro non è di quelli che mantengono un sito, come vi rivolgete a un caldaista, allo stesso modo dovete rivolgervi a uno che abbia le competenze per aggiustarvi quello che non va nel vostro sito.

C’è anche un altro aspetto, rilevato da alcuni utenti del gruppo: molte agenzie di webmaster sarebbero esose davanti a richieste di semplice manutenzione (l’aggiunta di una foto a una pagina, il cambio di un testo o di un link).
In effetti, da curatore di siti, mi sentirei in imbarazzo nel chiedere cifre alte se il committente mi chiede di cambiare un elemento basilare all’interno del sito. Per questo preferisco attuare una politica di forfait quando prendo in gestione la cura di un sito, dalla partenza fino alla manutenzione, così se il primo mese prendo un compenso basso per un lavoro lungo e complesso (come succede sempre alla nascita di un sito web), pareggio i conti quando mesi dopo mi verrà chiesto di cambiare solo un link all’interno di una pagina.

E poi il messaggio che aspettavo:

io non credo sia solo questione di non volere pagare, ma proprio mancanza di cultura digitale. questo capita soprattutto alle realtà del post : nonprofits e liberi professionisti / artigiani / piccole imprese.
io ne incontro tanti così.
semplicemente “non vogliono” occuparsene

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